Fellinipontinia.itScopri il meglio del teatro e dello spettacolo

Come evitare risposte scontate nelle interviste teatrali: le strategie dei giornalisti di settore

Irene Luzzatidi Irene Luzzati· 21/08/2026 09:52
Come evitare risposte scontate nelle interviste teatrali: le strategie dei giornalisti di settore

Quante volte, negli anni che ho passato a intervistare attori, registi e drammaturghi, mi sono trovata di fronte a risposte già preparate? Frasi che sembravano uscite da un comunicato stampa, aneddoti riciclati per la decima volta, sorrisi studiatamente spontanei. È il rischio maggiore del giornalismo di settore: cadere nella trappola della superficialità, quella che trasforma un incontro umano in una serie di checkmark su un modulo.

Lavoro nel teatro da più di vent'anni, prima come attrice e regista della mia compagnia femminile, poi come giornalista. Ho imparato che la differenza tra un'intervista memorabile e una dimenticabile spesso non sta nella notorietà dell'intervistato, ma nella qualità della domanda e nella capacità di creare uno spazio autentico di dialogo. Quando ho fondato la compagnia, gli spettacoli nascevano da storie vere, da voci della comunità. Quella stessa filosofia l'ho portata nelle interviste: scavo, ascolto, connessione.

Rompere il copione delle domande prevedibili

Il primo ostacolo è mentale. Molti colleghi iniziano un'intervista già sapendo quale risposta si aspettano. È come uno scambio teatrale dove gli attori conoscessero già tutte le battute: non c'è spazio per sorprese, per quella magia che accade quando due persone veramente si incontrano.

Mi è capitato di recente di intervistare una regista che ha vinto diversi premi. Sapevo che avrebbe potuto raccontarmi per l'ennesima volta il suo percorso già cristallizzato in decine di articoli. Invece, prima ancora di accendere il registratore, le ho chiesto qualcosa di completamente diverso: "Qual è la decisione più contraria al tuo istinto che hai dovuto prendere durante una produzione?". Il suo viso è cambiato. Non era preparata. Ha iniziato a parlare di un casting dove aveva scelto un attore contro il giudizio di tutto lo staff, e da lì abbiamo scoperto come quella scelta aveva trasformato lo spettacolo. Una storia vera, non il racconto standardizzato che leggi ovunque.

La strategia è semplice: evita le domande che puoi trovare su Google. Se cerchi "intervista + nome dell'artista", probabilmente troverai già tutte le possibili risposte. Fai domande che l'hanno sorpreso, che non si aspetta. Non è mancanza di rispetto: è il contrario. È un gesto di stima verso la loro complessità.

L'arte di ascoltare davvero, non solo di sentire

Tra le competenze che i giornalisti di settore dovrebbero sviluppare, l'ascolto attivo è forse la più sottovalutata. Ascoltare significa seguire i fili narrativi che l'intervistato stesso propone, non rigidamente agganciati alla nostra traccia di domande.

Quando conduci interviste teatrali, stai documentando persone che hanno dedicato la vita a comprendere le emozioni, a creare mondi narrativi. Loro stessi sono costruiti su trame di profondità psicologica. Se fai loro domande superficiali, riceverai risposte superficiali. Ma se ascolti veramente quello che dicono, lasciando spazio al silenzio, alle esitazioni, alle correzioni di rotta, emerge qualcosa di completamente diverso.

Ho imparato questa lezione da Antonin Artaud e dalla sua concezione del teatro come spazio di verità: il palcoscenico rivela ciò che è autentico. Lo stesso principio vale per un'intervista. Se crei uno spazio di accoglienza genuina, senza giudizio, senza fretta, l'intervistato si concede più facilmente. Spesso gli articoli migliori nascono da una frase di passaggio, da qualcosa detto quasi per scherzo, da una confessione tra una domanda e l'altra.

Registra sempre, naturalmente. Ma guarda negli occhi la persona mentre parla. Lascia che le tue note siano semplici: cattura soltanto i dati cruciali. Il resto entra nella memoria se davvero sei presente.

Preparazione specifica: il valore della ricerca tarata

Potrebbe sembrare contraddittorio, ma la ricerca accurata è quello che ti permette di andare oltre le risposte scontate. Se conosci bene il curriculum, il percorso artistico, gli spettacoli precedenti dell'intervistato, puoi fare domande molto più sofisticate e personali.

Mi capita di leggere articoli dove il giornalista ha chiaramente ignorato il lavoro precedente dell'artista. Le domande sono generiche, le risposte conseguentemente inutili. Non è colpa dell'intervistato: è colpa della mancanza di preparazione. Se inizi dicendo "Ho visto il tuo ultimo spettacolo tre volte", l'intervistato sa che sei serio. Se dici "Ho letto che hai studiato con...", dimostra che la ricerca è stata autentica.

La preparazione non deve essere ossessiva. Non serve memorizzare ogni biografia. Serve piuttosto costruire una traccia di punti nodali: i momenti di svolta, le scelte artistiche significative, le tensioni creative non ancora esplorate pubblicamente. Questi diventano i perni su cui ruota una conversazione davvero interessante.

Nel teatro, così come nella narrazione orale che caratterizza il mio lavoro comunitario, la memoria è fondamentale. Ricorda non solo i fatti, ma le emozioni, i dettagli che gli altri articoli hanno tralasciato. Quelli sono il materiale grezzo di un'intervista originale.

Il coraggio di dire "Non capisco, spiegami"

Molti giornalisti hanno paura di ammettere il non-sapere durante un'intervista. Credono sia una debolezza. In realtà, è uno dei trucchi più potenti per evitare risposte banali.

Se un regista ti spiega il suo processo creativo utilizzando termini tecnici o concetti complessi, non fingere di aver capito. Chiedi di approfondire. Chiedi esempi concreti. Chiedi perché ha scelto quella strada specificamente. Questo costringe l'intervistato a tornare dal livello astratto a quello concreto, dove abitano le storie vere. E dalle storie vere nascono articoli che la gente vuole realmente leggere.

La preparazione iniziale, la curiosità genuina, l'ascolto consapevole e il coraggio di ammettere i vuoti di comprensione: queste sono le strategie che trasformano un'intervista da esercizio burocratico a documento di autentica comunicazione umana. Nel teatro, sappiamo bene che la verità si vede. I lettori lo sentono quando un articolo è stato scritto da chi veramente ha incontrato una persona, non semplicemente l'ha intervistata.

Irene Luzzati
Irene Luzzati

Irene ha fondato una compagnia teatrale femminile e ha portato in scena spettacoli dedicati alla memoria storica locale. Appassionata di narrazione orale, intreccia interviste ad artisti e operatori culturali nei suoi articoli, mantenendo vivo il racconto comunitario.