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Recensione di rassegna teatrale: come distinguere il giudizio personale dalle tendenze del momento

Irene Luzzatidi Irene Luzzati· 28/08/2026 06:40
Recensione di rassegna teatrale: come distinguere il giudizio personale dalle tendenze del momento

Quando mi trovo di fronte a una rassegna teatrale, la sfida più grande non è giudicare la qualità della messa in scena, ma riuscire a separare quello che sento veramente da quello che mi viene suggerito dal momento, dalle mode del circuito culturale, dalle aspettative del pubblico che mi circonda. È un esercizio che ho imparato a fare col tempo, lavorando nella nostra compagnia femminile e scrivendo di teatro da quasi due decenni. Non è facile, soprattutto quando una produzione arriva con tutta l'eco mediatica di una grande distribuzione o quando il regista è considerato di moda dalla critica più autorevole.

Il peso delle influenze esterne nella valutazione critica

Mi è capitato di recente di assistere a uno spettacolo molto atteso di una regista internazionale celebratissima. Il teatro era pieno, la stampa presente, l'atmosfera densa di aspettative. Nel momento in cui il sipario si è alzato, ho notato in me una specie di conflitto: stavo cercando di capire se quello che vedevo mi piaceva davvero o se stavo semplicemente cercando di conformarmi al giudizio che presumibilmente avrebbe dato la critica ufficiale.

Questo accade perché il teatro contemporaneo è immerso in un sistema di valutazioni che non nasce solo dall'esperienza diretta. Ci sono tendenze globali, festival prestigiosi, critici autorevoli che orientano lo sguardo collettivo. Non è sbagliato essere consapevoli di questi elementi, ma confondere la tendenza con la qualità è un errore che ho visto fare anche a professionisti con anni di esperienza.

La vera difficoltà emerge quando proviamo a riconoscere quali elementi della nostra valutazione derivano da una percezione consapevole e quale parte, invece, viene influenzata dal Comportamento del gregge|comportamento del gregge culturale. In una rassegna dove cinque spettacoli su sei vengono osannati, il sesto ha meno possibilità di essere riconosciuto per i suoi meriti autentici.

Come sviluppare un giudizio autonomo sul campo

Nel mio lavoro di produttrice e critica, ho dovuto sviluppare strumenti concreti per riconoscere quando una mia valutazione è genuina. Il primo, più banale ma essenziale, è la riflessione differita. Non scrivo mai subito dopo lo spettacolo. Mi sono accorta che quella prima ondata emotiva, quella che ricevi ancora seduto in platea mentre gli attori prendono gli applausi, è facilmente contaminata dall'atmosfera della sala.

Aspetto almeno ventiquattro ore. In quel lasso di tempo, riascolto gli echi della serata nella mia mente senza il rumore della folla. Quali scene continuo a ricordare? Quali sequenze di dialogo mi torna in mente spontaneamente? Cosa mi ha effettivamente toccato, indipendentemente da quello che gli altri attorno a me hanno detto?

Un secondo strumento è confrontarmi con persone che hanno visto lo spettacolo con occhi molto diversi dai miei. Ho una collega che viene dal teatro di strada, un'altra che lavora principalmente in ambito operistico, un critico che predilige le sperimentazioni più radicali. Quando parliamo dopo uno spettacolo, le loro domande mi aiutano a vedere aspetti che avevo sottovalutato o sopravvalutato per conformismo.

Un terzo elemento, forse il più importante, è mantenere viva la memoria dei lavori che mi hanno marcato nel tempo. Se riconsidero le produzioni che realmente hanno cambiato il mio modo di intendere il teatro, noto che non tutte erano considerate "di tendenza" quando le ho viste. Alcune erano addirittura controcorrente rispetto al mainstream di quel momento.

Gli errori comuni nella critica di rassegne teatrali

Lavorando nella compagnia, ho visto molti colleghi incappare negli stessi errori valutative. Il primo è confondere l'innovazione formale con la qualità. Un'esperienza può essere molto audace, magari anche fastidiosa in alcuni momenti, senza per questo essere superiore a uno spettacolo più convenzionale ma profondamente costruito. L'avanguardia per l'avanguardia è un rischio reale, specialmente quando viene celebrata dai circoli più in voga.

Il secondo errore è valutare uno spettacolo in base al suo potenziale di successo economico o mediatico anziché alla sua capacità di comunicare e trasformare chi guarda. Mi è accaduto di essere costretta a scrivere bene di produzioni piuttosto piatte perché sponsorizzate da istituzioni importanti. Ho imparato a rifiutare questo compromesso.

Il terzo è non distinguere tra il lavoro dei singoli elementi. Un attore eccezionale può salvare temporaneamente la percezione di una scena scritta male. Una regia magistrale può far sembrare più profondo un testo che in realtà è superficiale. Quando scrivo, provo a isolate mentalmente ogni componente: il testo, la Regia teatrale|regia, le performance, la scenografia, la musica. Cosa funziona veramente?

La voce personale come bussola attendibile

Ho imparato che il valore più importante per chi scrive di teatro è la coerenza della propria voce nel tempo. Non significa essere inflessibili o non farsi influenzare, ma rimanere riconoscibili nelle proprie scelte critiche. I miei lettori sanno che apprezzo il teatro di narrazione orale, che mi importa della memoria storica locale, che leggo attentamente le sceneggiature. Sanno anche quali registi seguo con costanza, quali tematiche mi attirano.

Questa trasparenza è un antidoto al conformismo. Quando una letrice mi ha chiesto anni fa come facessi a mantenere una linea critica così personale, le ho risposto: non cerco di piacere a tutti, cerco di essere onesta con quello che vedo e sento. Naturalmente, cambiamo. Ci sono spettacoli che mi hanno fatto riconsiderare aspetti che credevo fissi del mio gusto.

La vera sfida in una rassegna teatrale è questa: riuscire a scrivere con la consapevolezza del momento senza farsi controllare da esso. È faticoso, richiede pratica, comporta il rischio di essere controcorrente quando la tendenza non merita di esserlo. Ma è il solo modo per offrire ai lettori una valutazione che resista al tempo, quando le mode saranno cambiate e il valore reale delle opere potrà emergere con chiarezza.

Irene Luzzati
Irene Luzzati

Irene ha fondato una compagnia teatrale femminile e ha portato in scena spettacoli dedicati alla memoria storica locale. Appassionata di narrazione orale, intreccia interviste ad artisti e operatori culturali nei suoi articoli, mantenendo vivo il racconto comunitario.